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Campagna della Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari contro la violenza sulle donne.
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La violenza sulle donne è un problema di tutti: la società intera deve reagire per uscirne. La sua radice profonda vive nei modelli culturali, politici e sociali, che nascono e maturano a partire dalla scuola.

La scuola che è, e deve essere il principale luogo di istruzione e formazione di ogni giovane: è dalle scuole infatti, che crescono i cittadini di domani e i protagonisti del futuro di ogni Paese. Parlare di violenza quindi, vuol dire parlare anche di scuola perché è da qui che si deve partire ed investire per costruire il cambiamento.

Anni e anni di assenza, delle donne, dalla vita pubblica e privata, dalla scena politica e sociale, dalla narrazione della Storia, hanno portato il mondo ad essere nello stato attuale: dilaniato da guerre intestine, sull’orlo del collasso e, sicuramente, caratterizzato da una violenza predominante. Se la Storia fosse stata fatta e scritta anche dalle donne, probabilmente la violenza avrebbe avuto un posto marginale.

Violenza, che fin dalle origini ha richiamato la forza degli uomini usata contro altri uomini prevalentemente per nuocere, nel suo etimo latino ritrova la parola vis (forza) e vir (uomo). Erroneamente la Storia ci ha fatto credere che si trattasse di un concetto maschile.

Ma la forza, vis, dev’essere pensata come una cosa importante e bella, non necessariamente da tradursi in violenza (tanto quella degli uomini, quanto quella delle donne): dev’essere pensata invece come il punto di inizio e di emancipazione, una forza cioè capace di riscattare la persona umana e con essa, la sua dignità.

In questo Paese, continuiamo ad essere diseducati alla nonviolenza: tra i banchi di scuola persistono i fenomeni di aggressività e abuso che si traducono nelle discriminazioni più brutali. Violenza può intendersi in molti e diversi modi: non individua solo l’abuso fisico ma anche quello psicologico. Crediamo venga sottovalutato troppo, e ancora, questo aspetto presente nelle scuole d’Italia. Perché?

La risposta che ci siamo dati è che non viene presa in considerazione l’educazione all’affettività annessa e connessa ad una seria e costante educazione sessuale, a partire dalle scuole di primo grado. Deve cambiare il modo di pensare e il rapporto tra i generi: la società chiede schemi nuovi con i quali riscrivere, insieme, un’idea di società diversa fatta di uomini che rispettano le donne e di donne non complici di violenze.

Serve consapevolezza, di sé e degli altri: conoscere il proprio corpo, saper leggere i propri sentimenti, parlarne abbattendo gli stereotipi sedimentati, è la via percorrere per cambiare lo stato delle cose. L’educazione alla sessualità e all’affettività, nelle scuole, c’entra ed anzi è il punto dal quale si deve partire: siamo un Paese ancora retrogrado, se parliamo di diritti e libertà, dove persiste ancora la piaga del femminicidio.

Esigiamo un’Italia civile, all’altezza dell’Europa intera, capace di affrontare anche il sesso distruggendo ogni inutile tabù.

Siamo nel 2013: sono in continuo aumento i casi di violenza ed abuso. Visti i numeri che, ormai, non possono più permetterci di ignorare il fenomeno, abbiamo voluto lanciare un segnale sociale forte partendo proprio dalle scuole e dai giovani. Una donna su tre, in Italia, è stata colpita nel corso della propria vita dall’aggressività di un uomo e nell’arco dell’ultimo anno, il 2012, le vittime hanno superato abbondantemente le cento. E’ questo il Paese che vogliamo?

Il termine femminicidio nasce per indicare gli omicidi delle donne in quanto donne, ovvero gli omicidi di genere: non si parla soltanto delle violenze subite dai partner o ex partner, ma anche dei padri che si oppongono alle scelte sessuali o matrimoniali della figlia o ancora, delle donne uccise ignare dall’AIDS contratta dai compagni sieropositivi, delle prostitute contagiate o ammazzate dai clienti, delle giovani uccise perchè lesbiche.

L’attuale situazione politica ed economica non può essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione e risorse dedicate alla lotta contro tutte le manifestazioni di violenza.

Per questo, come Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari ci vogliamo appellare al nuovo governo entrante affinché si prenda, finalmente, in seria considerazione la questione, riconoscendola e prevenendola anche politicamente.

La campagna “Femminicido: mettici la faccia” lanciata nei social network, è voluta partire proprio dai giovani e dalle scuole: un Paese civile si raggiunge solo e solamente con un investimento serio sull’istruzione, che riconosca la Cultura e il Sapere come le chiavi di risoluzione dei problemi sociali.

Vogliamo una società nuova, giusta e civile.

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